|
Il
villaggio da cui nacque Mantova risale
ad un insediamento del 2000 a.c., che
ebbe un grande sviluppo al tempo della
dominazione etrusca, nel VI sec a.c..
Colonia romana dal 214, con il nome di “Mantua”,
divenne attorno al 1000 di proprietà dei
Canossa. Libero comune dal 1126, passò a
signoria dei Bonacolsi nel 1272, ma
questi ultimi vennero cacciati dai
Gonzaga già nel 1328, per mezzo di una
rivolta popolare. I Gonzaga
trasformarono Mantova in una corte molto
fiorente, centro nevralgico del
Rinascimento europeo: vennero qui
ospitati Donatello, Leon Battista
Alberti, Luca Fancelli e Andrea Mantegna.
Francesco II, grande mecenate, aspitò
alla sua corte Giulio Romano, che, oltre
a curare l’assetto urbanistico della
città, lavorò alla cattedrale, al
palazzo ducale e alle dimore delle
famiglie cittadine più facoltose. La sua
opera più importante è Palazzo Te, la
villa simbolo di Mantova. Nel 1707 la
città passò in mano agli austriaci e vi
rimase fino alle occupazioni francesi
del 1797 e del 1801. Dal 1815 tornò
all’Austria e fece parte del
“quadrilatero difensivo” con Peschiera,
Verona e Legnago. Mantova rimase dominio
austriaco fino all’annessione al Regno
d’Italia nel 1866. Mantova è oggi una
città economicamente ricca, famosa per
l’arte, la storia ma anche la
gastronomia. Tr i prodotti tipici della
cucina cittadina bisogna ricordare la
chisolìna e la chisòla, prodotti da
forno, gli agnolini di pasta sfoglia, i
maltagliati con brodo di fagioli, le
foiade col nèdar o col pisùn (fettucine
al ragù d’anatra o piccione) e i famosi
risotti di riso vialone nano, coltivato
sulla sinistra del fiume Mincio . |